Il villaggio fortificato di Stil’ske è uno di quei monumenti storici dell’Ucraina in cui il passato non accoglie il turista con alte mura, torri restaurate o una biglietteria museale accanto all’ingresso principale. L’antica città è scomparsa da tempo e le sue tracce si sono dissolte tra colline, foreste e rocce della regione di Leopoli. Per vedere Stil’ske bisogna aiutare un po’ l’immaginazione: osservare con attenzione il terrapieno, percorrere l’antica strada, affacciarsi sul complesso rupestre e, solo allora, il paesaggio comincia a raccontare la propria storia.
È proprio la vastità di Stil’ske ad aver generato intorno a esso numerose affermazioni altisonanti. Viene definita la capitale della Croazia Bianca, una delle più grandi città dell’Europa dell’epoca; si parla di decine di migliaia di abitanti, passaggi sotterranei e templi pagani. Alcune di queste storie si basano su ritrovamenti archeologici e ipotesi scientifiche, mentre altre si sono da tempo arricchite di leggende turistiche. Ed è qui che comincia la parte più interessante: distinguere ciò che i ricercatori sono realmente riusciti a stabilire dalle belle storie che, nel corso degli anni, sono diventate quasi parte integrante del monumento stesso.
Il villaggio fortificato medievale di Stil’ske, in Galizia, non è un singolo punto sulla mappa. La riserva storico-culturale riunisce un complesso di siti archeologici nell’area di Stil’ske, Dubrovа e Iliv: resti di fortificazioni, insediamenti, complessi rupestri e ipogei, un villaggio fortificato-santuario e la famosa Pietra Dirovata. Per questo, conoscere questa zona assomiglia più a una piccola spedizione storica che alla semplice visita di un singolo monumento.
È importante saperlo prima di partire. Se si arriva qui aspettandosi qualcosa di simile alla fortezza di Khotyn, all’inizio si può rimanere sorpresi: «E dov’è quella città enorme?» È letteralmente sotto i piedi e tutt’intorno: nel rilievo, nelle fortificazioni in terra, nelle rocce e nelle tracce dell’attività umana, che hanno più di mille anni. Proprio per questo, un’escursione o almeno una conoscenza preliminare della storia del luogo rende Stil’ske molto più interessante.
In questo articolo cercheremo di capire che cosa si sa davvero del villaggio fortificato di Stil’ske, chi fossero i Croati Bianchi, se qui potesse davvero trovarsi la loro capitale, che cosa resta oggi dell’antica città e quali grotte e complessi rupestri si possono visitare. E soprattutto, come arrivare fin qui non limitandosi a guardare una foresta e alcune colline, ma riuscendo a scorgere dietro di esse la città che, più di mille anni fa, era uno dei centri importanti di questa regione.
La storia del villaggio fortificato di Stil’ske e l’eredità dei Croati Bianchi
Per comprendere la storia del villaggio fortificato di Stil’ske, conviene dimenticare per un momento l’odierno villaggio di Stil’ske e immaginare un paesaggio completamente diverso. Più di mille anni fa, sulle alte colline sopra le valli, esisteva un grande sistema fortificato di insediamenti, con terrapieni, fossati, edifici abitativi e di servizio, strade e villaggi circostanti. Oggi gran parte di questo quadro è nascosta sotto la terra, la foresta e l’erba, ma le ricerche archeologiche hanno gradualmente permesso di ricostruirne i contorni principali.
Secondo i risultati di molti anni di ricerche, la Stil’ske medievale esistette all’incirca dall’VIII all’inizio dell’XI secolo e raggiunse il massimo sviluppo nei secoli IX–X e all’inizio dell’XI secolo. Era un’epoca in cui nell’Europa centrale e orientale si formavano grandi alleanze politiche, cambiavano le rotte commerciali e nascevano gradualmente centri dai quali sarebbero sorte in seguito le città medievali.
Com’era l’antica città di Stil’ske
Gli archeologi hanno stabilito che l’area fortificata del sito occupava circa 250 ettari. Per l’alto Medioevo si tratta davvero di una dimensione considerevole, ma ancora più importante è la struttura stessa dell’insediamento. Non era costituito da un unico castello o fortezza, bensì da diverse parti collegate tra loro.
Al centro si trovava il detinec, la parte più protetta del sito fortificato, paragonabile in via approssimativa a una fortezza interna. Intorno si estendeva un sobborgo fortificato e, più oltre, numerosi insediamenti aperti. L’intero sistema era adattato al rilievo naturale: colline, pendii ripidi e burroni completavano le strutture difensive in terra.
Ancora oggi sul terreno si possono seguire i resti di imponenti terrapieni e fossati. A chi non ha una preparazione specifica possono sembrare semplicemente lunghe colline nel bosco, ma sono proprio queste irregolarità del rilievo a costituire i resti del sistema difensivo che, più di mille anni fa, delimitava il centro fortificato.
Le ricerche archeologiche hanno portato alla luce resti di strutture abitative e di servizio, ceramiche, manufatti in ferro e altri oggetti della vita quotidiana. Nell’area circostante sono stati inoltre documentati insediamenti, necropoli a tumulo, aree produttive e monumenti di epoche storiche diverse. I ricercatori sottolineano però che solo una piccola parte dell’enorme territorio del complesso è stata studiata archeologicamente.
Chi erano i Croati Bianchi e che rapporto hanno con Stil’ske
Il possibile legame con i Croati Bianchi, o Carpatiani aggiunge grande interesse a Stil’ske: si trattava di una popolazione slava dell’alto Medioevo, che le fonti scritte collegano a vasti territori a nord dei Carpazi. I Croati sono menzionati nelle fonti medievali, ma i confini precisi del loro insediamento, la loro organizzazione politica e persino il significato stesso dell’espressione «Croazia Bianca» restano oggetto di dibattito scientifico. Tracciare quindi sulla carta moderna i confini netti di un’unica «stato dei Croati Bianchi» sarebbe troppo audace.
Al tempo stesso, molti studiosi collegano proprio ai Croati orientali, o Carpatiani, noti dalle fonti scritte, i siti archeologici dell’Alto Dnestr risalenti ai secoli VIII–X. In questo contesto, Stil’ske è considerata uno dei maggiori centri dell’alto Medioevo nella regione.
Da qui deriva la definizione diffusa di Stil’ske come «città dei Croati Bianchi». Essa ha una base scientifica, ma non significa che gli archeologi abbiano trovato una targa con scritto «Benvenuti nella capitale della Croazia Bianca». L’appartenenza etnica della popolazione archeologica deve essere ricostruita in modo molto più complesso, combinando archeologia, fonti scritte, cronologia, geografia e confronto con altri siti.
Come gli archeologi hanno scoperto il villaggio fortificato di Stil’ske
Gli abitanti del luogo conoscevano da tempo le insolite fortificazioni in terra e le antichità intorno a Stil’ske. Già nella prima metà del XX secolo, i ricercatori avevano attirato l’attenzione sulla possibilità che qui esistesse un grande centro medievale. Nel 1937 lo storico Volodymyr Maciev pubblicò uno studio in cui ipotizzava l’esistenza di una città fortificata nei dintorni di Stil’ske.
Negli anni 1960–1970 la zona fu studiata attivamente dal ricercatore locale Vasyl’ Deres. Raccolse reperti archeologici, trascrisse leggende locali e nomi dei luoghi e, nel 1969–1970, realizzò la prima planimetria a vista del sito fortificato. Fu proprio questo lavoro ad attirare sul monumento un’attenzione molto più seria da parte degli archeologi.
Le ricerche sistematiche sul campo iniziarono nel 1981 sotto la guida dell’archeologo Orest Korchyns’kyj. Inizialmente la datazione del sito era ancora in fase di definizione, ma a ogni nuova campagna diventava più chiaro che i ricercatori non si trovavano di fronte a una semplice fortificazione isolata, bensì a un vasto complesso dell’alto Medioevo.
Dal 1987 i lavori furono proseguiti dalla Spedizione archeologica permanente dell’Alto Dnestr. Alle ricerche parteciparono Orest Korchyns’kyj, Mykhajlo Fylypchuk, Volodymyr Šyšak e altri archeologi. Non studiarono soltanto il sito fortificato, ma anche i territori circostanti, cercando insediamenti, necropoli, centri produttivi e altri elementi che potevano appartenere a un unico ambiente storico.
Dagli scavi archeologici alla riserva storico-culturale
All’inizio degli anni 2000 l’ampiezza delle ricerche archeologiche sistematiche diminuì a causa della scarsità di finanziamenti. Il monumento aveva però già ottenuto il riconoscimento statale: nel 2001 il villaggio fortificato di Stil’ske è stato dichiarato monumento archeologico di rilevanza nazionale.
La fase successiva di rilievo arrivò nel 2015, quando fu istituita la riserva storico-culturale «Il villaggio fortificato di Stil’ske». Il suo compito era non solo conservare il monumento, ma anche rilanciare le ricerche, documentare i siti archeologici, divulgare la storia e trasformare gradualmente il territorio in uno spazio storico-turistico comprensibile ai visitatori.
Le ricerche proseguono ancora oggi. Gli archeologi utilizzano la cartografia GPS, le ricognizioni e metodi non invasivi, precisano i confini degli antichi siti e individuano nuovi elementi. È un dettaglio importante: la storia di Stil’ske non è ancora stata scritta definitivamente. Alcune risposte si trovano ancora, letteralmente, sotto terra.
Ed è proprio per questo che Stil’ske è così interessante. Sappiamo già abbastanza per parlare di un grande centro dell’alto Medioevo, dotato di un imponente sistema difensivo e di una vasta rete di insediamenti circostanti. Allo stesso tempo restano molte domande: quale fosse il suo status politico, quante persone vi abitassero realmente, quanto lontano si estendesse l’influenza della città e se sia possibile definirla la capitale della Croazia Bianca.
Ed è proprio su quest’ultima affermazione che vale la pena soffermarsi: tra il fatto archeologico, l’ipotesi scientifica e la bella leggenda turistica passa talvolta un confine sottilissimo.
La capitale della Croazia Bianca: che cosa sappiamo davvero di Stil’ske
Intorno al villaggio fortificato di Stil’ske negli ultimi decenni si è formato uno strato quasi autonomo di racconti. Nei materiali turistici viene definito la capitale della Croazia Bianca, una delle più grandi città dell’Europa dell’alto Medioevo; si parla di decine di migliaia di abitanti, labirinti sotterranei, templi pagani e persino complesse opere idrauliche. Alcune di queste affermazioni hanno una reale base archeologica, ma non tutte sono dimostrate con la stessa solidità.
Questo non rende affatto Stil’ske meno interessante. Al contrario, il luogo diventa molto più affascinante quando si comprende dove termina il fatto archeologico accertato e dove comincia l’ipotesi scientifica o la tradizione locale.
Stil’ske era davvero la capitale della Croazia Bianca?
È questa l’affermazione che oggi accompagna più spesso il nome del villaggio fortificato di Stil’ske. La si può trovare nella pubblicità turistica, nei materiali della riserva, nelle pubblicazioni delle autorità locali e in numerose guide. Uno dei principali studiosi del sito, l’archeologo Orest Korchyns’kyj, considerava inoltre Stil’ske un centro politico dei Croati Carpatiani e lo collegava alla Croazia Grande, o Bianca.
Le ragioni di questa ipotesi esistono davvero. Davanti a noi c’è un centro fortificato enorme per l’epoca, esteso su circa 250 ettari, con una cittadella, un sistema sviluppato di terrapieni e fossati, un sobborgo, strutture artigianali e numerosi insediamenti nell’area circostante. Una scala simile difficilmente sarebbe stata propria di un piccolo villaggio ordinario.
Inoltre, le fonti scritte dell’alto Medioevo menzionano i Croati a nord dei Carpazi, mentre i siti archeologici dell’Alto Dnestr sono collegati a una popolazione che i ricercatori spesso identificano con i Croati Carpatiani, o Bianchi. Esiste però un problema fondamentale: non è nota alcuna fonte scritta dell’alto Medioevo che definisca direttamente Stil’ske la capitale della Croazia Bianca. I riferimenti scritti ai Croati e i dati archeologici devono essere confrontati tra loro, mentre lo status politico del sito fortificato deve essere ricostruito.
Perciò, dal punto di vista scientifico, è più prudente affermare che Stil’ske potrebbe essere stato uno dei maggiori centri politici, amministrativi ed economici dei Croati Carpatiani, mentre l’ipotesi del suo status di capitale resta una congettura. È interessante notare che anche il sito ufficiale della riserva conserva di fatto entrambi gli approcci. Nei materiali divulgativi Stil’ske è definita «l’antica capitale dei Croati Bianchi», mentre nella descrizione dettagliata del monumento il riferimento alla città-capitale viene già presentato come un’antica tradizione locale.
Da dove deriva la cifra di 40–45 mila abitanti
Un dato non meno impressionante, spesso ripetuto nei materiali su Stilske, è quello di fino a 40–45 mila abitanti nel periodo di massimo splendore della città. Questa stima compare persino nelle risorse turistiche ufficiali della regione di Leopoli. Tuttavia, non bisogna assolutamente considerarla il risultato di una sorta di censimento medievale. Gli archeologi non possono semplicemente contare il numero degli abitanti di una città del IX–X secolo. Queste cifre si ottengono attraverso ricostruzioni che tengono conto dell'area dell'insediamento, della possibile densità edilizia, del numero delle strutture abitative, dell'organizzazione del territorio e di altri indicatori indiretti.
Nel caso di Stilske, il compito è particolarmente complesso, poiché solo una piccola parte dell'enorme territorio è stata studiata archeologicamente. Inoltre, non ogni ettaro all'interno del sistema difensivo doveva essere necessariamente densamente edificato e abitato stabilmente nello stesso momento. Pertanto, la cifra di 40–45 mila è più correttamente da presentare come una delle stime della popolazione massima possibile, non come un fatto accertato con precisione. È più prudente dire che Stilske era un grande centro, probabilmente densamente popolato, del suo tempo, ma che oggi è impossibile determinare il numero esatto dei suoi abitanti.
Stilske era la città più grande d'Europa?
Ancora più sorprendente è l'affermazione popolare secondo cui Stilske sarebbe stata «la città più grande d'Europa tra l'VIII e il X secolo». Tra gli altri, la utilizzava Orest Korčynskyj, sottolineando le dimensioni eccezionali del sito. L'area di Stilske è davvero impressionante: circa 250 ettari di territorio fortificato e all'incirca 10 chilometri di linee difensive. Sulla base di questi parametri, è uno dei più grandi siti altomedievali di questo tipo conosciuti nella regione.
Tuttavia, confrontare le città antiche soltanto in base alla superficie può essere fuorviante. I confini del sito archeologico, l'area abitata, la densità edilizia e il concetto stesso di «città» differivano notevolmente nelle diverse parti d'Europa. Pertanto, l'espressione «la città più grande d'Europa» è meglio intesa come una vivace definizione divulgativa, non come un titolo scientifico universalmente riconosciuto.
È invece del tutto giustificato definire Stilske uno dei più grandi centri fortificati altomedievali conosciuti sul territorio dell'attuale Ucraina. E anche senza competere per i primati europei, le dimensioni del sito non diminuiscono certo per questo.
La città sotterranea sotto Stilske: realtà o leggenda?
Forse la parte più romantica delle tradizioni locali racconta di una città sotterranea sotto il sito fortificato di Stilske. Secondo diverse versioni, sotto l'altopiano esisterebbe presumibilmente un sistema di lunghi tunnel, depositi, ambienti cultuali e passaggi sotterranei.
Nelle vicinanze esistono davvero strutture rupestri e cavità: non è un'invenzione. Sono note a Stilske, Dubrava, Iliv e nei pressi di Mykolaiv, e alcune presentano evidenti tracce di intervento umano. Sono state inoltre segnalate indagini geofisiche durante le quali sono state individuate nel sottosuolo cavità o strutture che potrebbero avere un'origine antropica.
Ma da qui a una vera e propria «città sotterranea» ce ne vuole ancora. Oggi non esiste una rete ramificata di strade, ambienti e tunnel sotto l'intero sito, documentata archeologicamente. Anche la descrizione ufficiale del monumento considera le storie degli antichi sotterranei soprattutto come leggende e tradizioni locali.
Perciò le cavità di Stilske vanno considerate separatamente, come reali strutture archeologiche e naturali, la cui funzione potrebbe essere cambiata nei diversi periodi. La storia di un'intera città sotterranea è invece meglio vista come un affascinante enigma che finora non ha ricevuto sufficienti conferme archeologiche.
La Porta d'Oro, la Strada Bianca e la leggenda della distruzione della città
A Stilske si è conservato anche un altro elemento particolare: gli antichi nomi di alcune zone del territorio. «Porta d'Oro», «Strada Bianca», «Pozzo del Principe», «Komoryšče» e altri microtoponimi sono stati tramandati per generazioni dagli abitanti del luogo e sono diventati importanti indizi per gli studiosi.
È particolarmente nota la tradizione sulla distruzione dell'antica città. Secondo la leggenda, gli aggressori non riuscivano da tempo a conquistare con la forza la capitale inespugnabile. Allora simularono una ritirata: di notte si allontanarono con le torce accese e gli abitanti pensarono che il pericolo fosse passato. Quando le porte furono aperte, i guerrieri rimasti in agguato penetrarono all'interno e incendiarono la città. Dopo la sua distruzione, gli abitanti sopravvissuti si sarebbero trasferiti più in basso, nella valle del Kolodnycja, dove sorse l'odierna Stilske.
È una storia splendida per una visita guidata, ma l'archeologia non permette ancora di ricostruire la distruzione della città con un simile livello di dettaglio. La tradizione mostra come la popolazione locale abbia cercato per secoli di spiegare le imponenti fortificazioni dell'altopiano e l'origine dell'insediamento moderno.
Che cosa possiamo affermare con certezza su Stilske
Eliminando tutte le belle esagerazioni, Stilske resta comunque un sito straordinario. Vi sono diversi elementi sui quali il quadro archeologico è molto più solido:
- sull'altopiano esisteva davvero un grande centro fortificato altomedievale;
- la superficie del suo territorio fortificato era di circa 250 ettari;
- la lunghezza complessiva delle fortificazioni difensive raggiungeva circa 10 chilometri;
- la città comprendeva una cittadella, un sobborgo fortificato e gli insediamenti circostanti;
- sui terrapieni sorgevano mura difensive lignee a struttura a tronchi;
- nell'area sono state rinvenute strutture abitative, agricole, artigianali e difensive;
- il massimo splendore del complesso si colloca approssimativamente tra il IX–X secolo e l'inizio dell'XI secolo;
- Stilske appartiene al gruppo dei siti dell'Alto Dnestr che gli studiosi collegano ai Croati dei Carpazi.
Già questo è sufficiente perché Stilske non abbia bisogno di sensazionalismi inventati. Ci troviamo di fronte a un autentico e vastissimo centro altomedievale, la cui storia è tutt'altro che completamente studiata. Forse gli scavi futuri forniranno risposte ad alcune questioni controverse; oppure lasceranno dietro di sé ancora più nuovi interrogativi.
E forse è proprio questo l'aspetto più interessante di Stilske: qui si può ancora discutere della capitale, stimare il numero dei suoi possibili abitanti e cercare tracce di sotterranei, ma la città stessa non ha più bisogno di leggende per impressionare. Dieci chilometri di antiche fortificazioni tra le colline di Leopoli sono un motivo più che sufficiente per vedere questo luogo con i propri occhi.
Che cosa vedere nel sito fortificato di Stilske
L'antica città tra le colline della regione di Leopoli non è il tipo di sito archeologico in cui basta attraversare una porta per trovarsi davanti alle rovine di un palazzo, alle mura di una fortezza e ai resti di antiche abitazioni. La maggior parte delle strutture antiche era in legno ed è scomparsa da tempo, mentre ciò che ha resistito per oltre mille anni oggi si legge soprattutto nel rilievo stesso: terrapieni, fossati, antichi passaggi, altopiani e aree archeologiche. Perciò Stilske va visitata in modo un po' diverso. Qui bisogna non solo guardare, ma immaginare ciò che sorgeva in questo luogo tra il IX e il X secolo. E quando si sa che una semplice collina un tempo sosteneva una palizzata difensiva in legno e che un'interruzione nel terrapieno era una porta cittadina, il paesaggio comincia improvvisamente ad apparire del tutto diverso.
Naturalmente, oltre mille anni di erosione hanno modificato notevolmente l'aspetto della città: i terrapieni si sono abbassati, i fossati si sono progressivamente interrati e parte delle fortificazioni è stata ricoperta dal bosco. Tuttavia, sul terreno le linee difensive sono ancora ben riconoscibili. È particolarmente interessante osservarle comprendendo che l'attuale argine di terra è soltanto la base dell'antico sistema difensivo. Sul suo crinale sorgeva una palizzata lignea a struttura a tronchi, mentre davanti ad essa si apriva un fossato profondo.
È proprio la scala di queste fortificazioni ad aiutare meglio a percepire le dimensioni di Stilske. Anche se sopra il terreno è rimasto ben poco della città, dieci chilometri di linee difensive spiegano in modo assai convincente che davanti a noi non c'era certo un piccolo insediamento.
La cittadella e l'antico ingresso: il cuore dell'antica Stilske
La parte centrale e meglio protetta della città era la cittadella, una fortezza principesca situata sul punto dominante dell'altopiano. La sua area misurava approssimativamente 300 × 500 metri e si elevava quasi 100 metri sopra la valle del fiume Kolodnycja. La cittadella era circondata da un possente terrapieno con strutture difensive lignee. Probabilmente qui si trovava la parte amministrativa e più protetta della città. Oggi non si possono più vedere un palazzo o una torre principesca, ma la posizione elevata dell'altopiano spiega bene la logica della scelta del luogo: da qui si controllavano le valli circostanti e gli accessi alle fortificazioni.
Per un turista, questo è uno dei punti più importanti dell'intero itinerario. Qui si percepisce in modo particolare il legame tra rilievo naturale e difesa: gli antichi costruttori non contrastarono il territorio, ma utilizzarono colline, pendii ripidi e altitudine come parti della fortezza.
Nel sistema fortificato della cittadella, gli archeologi hanno individuato tre antichi accessi: da est, da ovest e da sud. L'ingresso meridionale è legato nella tradizione locale al nome di «Porta d'Oro». Naturalmente, oggi la porta non esiste più. Tuttavia, durante le ricerche archeologiche sono state individuate tracce di una struttura sopra la porta, probabilmente una torre difensiva. Così il nome, che per lungo tempo poteva sembrare soltanto parte di una tradizione locale, ha acquisito un contesto archeologico del tutto concreto.
È un buon esempio di come funzionano gli antichi nomi locali a Stilske. A volte una parola tramandata per generazioni da un abitante del villaggio all'altro conduceva gli archeologi proprio nel luogo in cui, sotto terra, si conservavano le tracce di un'antica struttura.
La «Strada Bianca»: il percorso d'ingresso alla città
Un'altra parte importante del sito fortificato è nota come «Strada Bianca». Qui passava una delle antiche vie che conducevano alla città fortificata. Durante gli scavi, gli archeologi hanno scoperto una pavimentazione in pietra calcarea, arenaria e ciottoli di fiume. Un tempo sopra la strada sorgeva una torre sopra la porta, come dimostrano i resti delle sue fondamenta. Tra i reperti di questa zona figuravano frammenti di ceramica, oggetti in ferro ed elementi dell'equipaggiamento di cavaliere e cavallo.
Per immaginare l'antica città, la Strada Bianca è particolarmente interessante: ricorda che Stilske non era composta soltanto da terrapieni e mura lignee. Alla città conducevano strade attrezzate, esistevano porte, accessi controllati e le infrastrutture necessarie a un grande centro fortificato.
Il Pozzo del Principe e la leggenda della culla d'oro
Nella parte settentrionale della cittadella, su uno dei punti più elevati, si trova una località nota come «Pozzo del Principe». Ad essa è legata una delle leggende locali più famose. Secondo la tradizione, quando il nemico si avvicinava alla città, la principessa avrebbe gettato nel pozzo la culla d'oro del proprio figlio, affinché il tesoro non cadesse nelle mani degli aggressori. Naturalmente non esistono prove archeologiche della culla d'oro, ma il nome della località si è conservato ed è diventato parte della memoria storica di Stilske.
Non bisogna prendere alla lettera leggende di questo tipo, ma sarebbe altrettanto sbagliato respingerle completamente. A Stilske i nomi locali hanno aiutato più volte gli studiosi a individuare importanti aree del sito fortificato; così la tradizione orale è diventata essa stessa parte della storia del monumento.
Dove vivevano e lavoravano gli abitanti di Stilske
Al di fuori della cittadella si estendeva un grande sobborgo fortificato. Qui viveva e lavorava una parte considerevole della popolazione: artigiani, agricoltori e altri abitanti dell'antico centro. Nella parte orientale del sito, gli archeologi hanno studiato più di tre decine di strutture: resti di abitazioni in superficie e seminterrate, edifici di servizio, cantine e laboratori. In alcune abitazioni si sono conservate stufe in pietra; nelle vicinanze sono state trovate ceramiche del IX–X secolo, coltelli, falcetti, elementi di secchi, macine e altri oggetti della vita quotidiana.
Particolarmente interessante è stato il ritrovamento di un complesso per la fusione del ferro dell'inizio del X secolo. Nell'area si trovavano spazi per la preparazione del minerale palustre, la produzione del carbone di legna, la frantumazione del calcare e la vera e propria officina con il forno. Questo permette già di vedere Stilske non soltanto come una fortezza, ma come una città viva, dove si lavorava, si producevano oggetti, si preparava il cibo e si praticavano attività artigianali.
Oggi la maggior parte di questi siti archeologici non appare come un museo all'aperto già pronto. Dopo gli studi, alcuni sono stati conservati o nuovamente ricoperti di terra. Per questo una guida è particolarmente utile proprio qui: senza spiegazioni si può camminare sopra il luogo di un'antica officina senza nemmeno immaginare di aver appena attraversato mille anni di storia.
Stilske va visitata non come un singolo monumento, ma come un intero paesaggio
Il più grande errore durante il primo viaggio è cercare a Stilske un edificio principale davanti al quale scattare una foto e mettere una spunta alla voce «visto». Qui un luogo del genere semplicemente non esiste. Il monumento principale è lo stesso paesaggio storico: l'altopiano della cittadella, i lunghi terrapieni, gli antichi ingressi alla città, la valle della Kolodnytsia, i luoghi dalle antiche denominazioni e decine di aree archeologiche nei dintorni. Solo nel loro insieme permettono di comprendere l'ampiezza dell'insediamento.
Ed è proprio per questo che Stilske si svela gradualmente durante una passeggiata. All'inizio si vede una collina. Poi si scopre che è un terrapieno. In seguito si capisce che su di esso sorgeva una palizzata di legno, che accanto c'era un fossato e che a qualche centinaio di metri passava una porta della città. Dopo un po', un normale bosco dei Carpazi non appare più affatto normale. Le grotte, i complessi rocciosi, Dyriavets e i misteriosi siti di Dubrova e Iliv sono già un capitolo a parte della storia di Stilske. È una storia così interessante e controversa da meritare una sezione propria.
Le grotte e i complessi rocciosi di Stilske: tra archeologia, culti e leggende
Se i terrapieni aiutano a immaginare le dimensioni dell'insediamento di Stilske, le grotte e i complessi rocciosi conferiscono a questa zona un'atmosfera completamente diversa. Ambienti scavati nella roccia, nicchie, gradini, aperture dalla funzione incerta ed enormi massi nel bel mezzo di un bosco di faggi fanno facilmente nascere storie di sacerdoti pagani, templi segreti e santuari sotterranei.
Ed è proprio qui che bisogna essere particolarmente cauti. Le grotte artificiali e i siti archeologici reali nei dintorni di Stilske esistono davvero, tuttavia la loro datazione e la loro funzione originaria non sono sempre state stabilite. Alcune interpretazioni che ancora pochi decenni fa sembravano convincenti sono oggi messe in discussione dalle ricerche più recenti.
Perciò visitare i complessi rocciosi di Stilske non significa tanto fare un'escursione alla ricerca di risposte già pronte, quanto conoscere l'archeologia mentre prende forma. È del tutto possibile che quello che oggi viene definito «santuario pagano» si riveli, dopo ulteriori scavi, ciò che resta di una struttura difensiva, e che la grotta chiamata tempio da una guida turistica sia stata in realtà utilizzata dalle persone in diverse epoche storiche.
Uno dei luoghi più interessanti della riserva è il castelliere di Iliv, alla periferia sud-orientale del villaggio di Iliv. Si trova in una località dal nome molto eloquente, «Pečera», su un alto sperone simile a un promontorio sopra la valle del fiume Ilovets. Il castelliere occupa un'area naturalmente protetta: su diversi lati l'altopiano precipita in pendii ripidi, che in alcuni punti diventano pareti verticali di calcare e arenaria. Proprio in queste rocce, sotto la spianata del castelliere, si trovano tre grotte artificiali.
Una di esse presenta una camera di circa 3 × 3 metri e alta circa 2 metri. Nella roccia sono inoltre visibili tracce di lavorazione intenzionale da parte dell'uomo. La descrizione ufficiale della riserva collega la forma di questa grotta all'immagine del grembo femminile e ipotizza una possibile funzione rituale; il suo uso successivo viene invece associato a monaci cristiani eremiti. A sostegno dell'uso cristiano posteriore vengono citate, tra l'altro, alcune nicchie che potrebbero essere servite per collocare icone. Tuttavia, il momento esatto della creazione della grotta è ancora indeterminato. E questo è un dettaglio fondamentale. La presenza di una grotta artificiale accanto a un castelliere altomedievale non dimostra di per sé che sia stata scavata proprio dai Croati bianchi o che in origine fosse un tempio pagano.
Il «santuario» di Iliv che potrebbe essersi rivelato una torre
Quanto rapidamente possano cambiare le interpretazioni archeologiche è dimostrato molto bene dagli ultimi studi sul castelliere di Iliv. Già durante gli scavi del 1987, sul lato interno del terrapieno difensivo, fu studiato un insolito tumulo con strutture in pietra. All'epoca il sito fu interpretato come un santuario pagano, e proprio questa versione è stata ripetuta per molti anni nei materiali divulgativi e turistici.
Gli archeologi sono tornati sul posto già nel XXI secolo. Durante le ricerche dell'agosto 2026, la struttura è stata portata alla luce in modo molto più completo. Sotto un tumulo spesso circa un metro è stata rinvenuta una costruzione in pietra a forma di U, lunga circa 7 metri e larga 3,5–4 metri. Era addossata direttamente alla base del terrapieno difensivo; nelle vicinanze si sono conservati resti di tronchi e assi di legno bruciati. Dopo aver discusso i risultati, gli specialisti sono giunti alla conclusione che qui si trovasse con ogni probabilità non una struttura rituale, ma una torre di legno su fondamenta in pietra, collegata al sistema difensivo del castelliere.
È un momento molto indicativo. L'archeologia raramente funziona secondo il principio «trovato una volta, compreso per sempre». Nuovi scavi possono cambiare completamente l'interpretazione di un sito. Per questo la parola «santuario», che per decenni passa da un sito turistico all'altro, a volte avrebbe bisogno di un grande asterisco e di una spiegazione in fondo alla pagina.
La pietra «Dyriavets» a Dubrova
Un'altra località riconoscibile della riserva si trova vicino al villaggio di Dubrova. È una grande formazione rocciosa nota come pietra «Dyriavets»; in diverse pubblicazioni compare anche la grafia «Dyriavets». Il nome deriva dal caratteristico foro nella pietra. Nelle descrizioni turistiche si incontrano anche denominazioni più romantiche, come «Pietra della Mensa» o persino «Tempio del Sole». Nei dintorni si trovano affioramenti rocciosi e ambienti scavati nella roccia, che accrescono ulteriormente il mistero del luogo.
Alla «Dyriavets» sono associati antichi riti e credenze precristiane, e la pietra stessa viene spesso definita un altare pagano. Ma anche qui conviene distinguere la bella versione turistica dal fatto archeologico comprovato. Per ora è difficile stabilire con certezza una specifica funzione rituale della pietra, e la denominazione popolare «Tempio del Sole» non va considerata una classificazione archeologica ufficiale.
Per un turista, tuttavia, questo non rende il luogo meno interessante. Un enorme masso con un'apertura insolita, nel mezzo di un antico bosco di faggi, è abbastanza suggestivo anche senza leggende. Se poi si aggiunge la storia degli insediamenti che esistevano qui più di mille anni fa, l'atmosfera nasce da sé, senza bisogno di inventare sacerdoti con le torce.
Le grotte potrebbero aver avuto più vite
C'è un'altra ragione per cui è così difficile determinarne la funzione originaria. Le persone possono aver utilizzato la stessa camera di pietra per molti secoli, adattandola alle esigenze di ogni generazione. Una grotta poteva iniziare come ambiente di servizio, diventare in seguito un deposito o un luogo di ritiro e, qualche secolo dopo, essere utilizzata dagli abitanti del posto come cantina. Altre grotte potevano servire da rifugi durante le guerre o far parte di strutture difensive.
I ricercatori documentano persino casi in cui, in epoca più recente, gli abitanti del luogo utilizzavano le vecchie grotte per conservare alimenti e ortaggi. Perciò l'aspetto attuale di un sito non permette sempre di capire subito a cosa servisse in origine.
Perché vale la pena vedere i complessi rupestri anche senza leggende
La cosa più interessante è che tutte queste controversie scientifiche non danneggiano affatto l'esperienza turistica. Anzi, è vero il contrario. È molto più affascinante trovarsi davanti all'ingresso di una grotta e rendersi conto di avere davanti un sito sulla cui funzione i ricercatori discutono ancora, piuttosto che leggere una targhetta già pronta: «tempio pagano, IX secolo» e non riflettere più su nulla.
Inoltre, i complessi rocciosi sono sparsi in diverse parti dell'ampio territorio della riserva. Iliv, Dubrova, Mykolaiv e la stessa Stilske non formano un'unica attrazione turistica, ma una vera rete di monumenti appartenenti a epoche diverse. Per questo è meglio visitarli con una guida o almeno seguendo un itinerario ben preparato. Alcune grotte si trovano nel bosco o sui pendii, mentre per comprendere il significato di certi siti è indispensabile una spiegazione.
E forse è proprio qui che Stilske mostra ancora una volta il suo carattere. Si ostina a non voler essere un monumento storico in cui per ogni domanda è già stata scritta una risposta. Al contrario: più se ne scopre, più sorgono nuove domande. E per un luogo che ha più di mille anni, bisogna ammettere che è un modo niente male per continuare a essere interessante.
Come visitare il castelliere di Stilske: itinerario, escursioni e strada
Un viaggio al castelliere di Stilske è un po' diverso dalla visita a un castello o a un museo, dove basta arrivare a un unico indirizzo, acquistare un biglietto e seguire un percorso prestabilito. Il territorio della riserva è vasto e i suoi monumenti non si trovano solo a Stilske, ma anche in direzione di Dubrova, Iliv e Mykolaiv. Prima della partenza conviene quindi stabilire almeno approssimativamente che cosa si desidera vedere.
Se è il primo incontro con Stilske, è meglio iniziare dal castelliere vero e proprio, dalla cittadella e dai terrapieni difensivi e solo dopo, se resta tempo, proseguire verso i complessi rocciosi e rupestri. Cercare di vedere assolutamente tutto in due ore equivale più o meno a entrare in un grande museo dieci minuti prima della chiusura e poi convincersi di aver studiato l'intera esposizione.
Vale la pena prenotare un'escursione al castelliere di Stilske?
Per una prima visita consiglierei senza dubbio di affidarsi ai servizi di una guida. Non perché sia impossibile visitare il luogo autonomamente, ma per le caratteristiche del sito. Sono rimaste pochissime mura o torri in pietra, perciò senza spiegazioni alcuni degli elementi più importanti possono sembrare una semplice collina, una strada nel bosco o un lungo terrapieno.
La guida mostra dove passavano i terrapieni difensivi, dove si trovava la cittadella, come apparivano gli antichi ingressi alla città, che cosa hanno scoperto gli archeologi nelle singole località e quali storie locali hanno conferma scientifica e quali invece restano leggende. Dopo di allora, il paesaggio comincia letteralmente a essere letto in modo diverso.
La riserva organizza ancora oggi escursioni. Nel 2026 ha continuato a proporre itinerari tematici lungo i «Sentieri della Croazia Bianca», oltre a visite per studenti, militari e visitatori comuni. L'orario dell'escursione può essere concordato in anticipo direttamente con la guida.
Come raggiungere in auto il castelliere di Stilske da Leopoli
Da Leopoli a Stilske ci sono circa 40–50 chilometri, a seconda del punto di partenza e del percorso scelto. La soluzione più comoda è percorrere la strada M-06 / E471 Kyiv — Chop in direzione di Mykolaiv. Prima di Mykolaiv bisogna svoltare verso Trostianets e poi proseguire fino a Stilske. La maggior parte del tragitto è semplice, ma nei pressi dei siti archeologici l'asfalto finisce proprio là dove di solito finisce anche la voglia di un'auto cittadina di fingersi un fuoristrada.
Si può raggiungere comodamente la parte centrale del villaggio con una normale automobile. Per arrivare invece ai singoli terrapieni, ai complessi rocciosi o alle aree boschive, è meglio proseguire a piedi e non cercare di arrivare direttamente a ogni punto archeologico.
Come raggiungere Stilske con i mezzi pubblici
Il viaggio è possibile anche senza automobile propria, ma richiede un po' più di organizzazione. La soluzione più comoda è raggiungere prima da Leopoli Mykolaiv o Trostianets e da lì proseguire fino a Stilske con i mezzi locali o in taxi. Gli orari degli autobus regionali possono cambiare, quindi è meglio non affidarsi senza verifica alle vecchie indicazioni dei siti turistici con orari di partenza precisi. Questo è particolarmente importante per il ritorno: la sera i collegamenti nei piccoli villaggi possono essere molto più radi.
Se viaggiate in un piccolo gruppo, un'opzione pratica può essere prendere un taxi da Mykolaiv oppure concordare in anticipo un trasferimento. Questo offre anche maggiore libertà se, dopo Stilske, avete intenzione di passare da Dubrova o Iliv.
Perché Stilske merita di essere visitata senza fretta
Il sito fortificato di Stilske non appartiene ai monumenti che colpiscono per un unico oggetto imponente. La sua forza sta nella comprensione graduale delle sue dimensioni. All'inizio vedete un terrapieno, poi scoprite che queste linee difensive si estendevano per circa dieci chilometri; osservate l'altopiano e solo dopo una spiegazione vi rendete conto di trovarvi all'interno dell'antica cittadella. Per questo il modo migliore di organizzare il viaggio è non accumulare il maggior numero possibile di luoghi, ma concedersi il tempo di capire questo posto. Prenotate un'escursione, percorrete a piedi una parte dell'itinerario, osservate il sito da diverse altitudini e solo dopo dirigetevi verso le grotte o Dubrovа.
Perché Stilske ha una caratteristica particolare: quando arrivate qui, all'inizio cercate l'antica città tra le colline. Dopo qualche ora cominciate a capire che per tutto quel tempo avete camminato proprio al suo interno.
Domande frequenti sul sito fortificato di Stilske
Chi costruì il sito fortificato di Stilske?
Il complesso archeologico è associato alla popolazione slava altomedievale dell'Alto Dniester, che una parte significativa degli studiosi identifica con i Croati carpatì, o Croati bianchi. Tuttavia, non sono state trovate testimonianze scritte dirette provenienti da Stilske che definiscano i suoi abitanti Croati bianchi; perciò tale attribuzione etnica si basa sull'insieme dei dati archeologici e scritti.
Quando esistette il sito fortificato di Stilske?
Secondo i risultati delle ricerche archeologiche, un grande centro fortificato esistette approssimativamente dall'inizio dell'VIII all'inizio dell'XI secolo. Il suo massimo sviluppo si ebbe nei secoli IX–X e all'inizio dell'XI secolo, quando Stilske divenne uno dei maggiori centri altomedievali dell'Alto Dniester.
Stilske fu la capitale della Croazia Bianca?
Questa versione era sostenuta da alcuni studiosi e oggi è ampiamente utilizzata nei materiali turistici. Le dimensioni del sito fortificato consentono effettivamente di considerare Stilske un importante centro politico ed economico dei Croati carpatì. Tuttavia, non è nota alcuna fonte scritta che definisca direttamente Stilske la capitale della Croazia Bianca. È quindi più corretto considerare lo status di capitale un'ipotesi scientifica, non un fatto definitivamente accertato.
A Stilske vivevano davvero 40–45 mila persone?
La cifra di circa 40–45 mila abitanti è spesso riportata nei materiali turistici divulgativi e ufficiali, ma è impossibile stabilire con precisione la popolazione della città nei secoli IX–X. Queste stime si basano sull'area del sito fortificato, sulla possibile densità edilizia e sulle ricostruzioni. Poiché è stata studiata solo una parte del territorio, questa cifra va considerata una delle stime ipotetiche, non il risultato di un conteggio preciso.
Che cosa si è conservato dell'antico sito fortificato di Stilske?
Non si sono conservate mura o torri in pietra, poiché le strutture difensive e abitative erano per lo più in legno. Oggi si possono vedere terrapieni e fossati, l'altopiano della cittadella, i luoghi degli antichi passaggi, la zona delle «Porte d'Oro», la «Strada Bianca», aree archeologiche e i complessi rocciosi circostanti. Il territorio fortificato dell'antica città occupava circa 250 ettari, mentre le linee difensive si estendevano per circa 10 chilometri.
Ci sono grotte vicino al sito fortificato di Stilske?
Sì. All'interno del grande complesso della riserva sono note grotte artificiali e strutture rocciose a Iliv, Dubrova, nella zona di Stilske e nei pressi di Mykolaïv. Per esempio, sotto la piazza del sito fortificato di Iliv si trovano tre grotte artificiali. Tuttavia, non tutte queste strutture possono essere definite con certezza templi pagani o grotte dei Croati bianchi: in alcuni casi la loro epoca e la loro funzione restano oggetto di studio.
Nel sito fortificato di Stilske si organizzano visite guidate?
Sì. La riserva organizza visite guidate durante tutto l'anno.
Quanto tempo occorre per visitare il sito fortificato di Stilske?
Per una prima visita alla parte principale del sito fortificato è opportuno prevedere circa 2–3 ore. Se desiderate visitare anche Dubrova, la pietra «Dyravets», il sito fortificato di Iliv e i complessi rupestri, è meglio dedicare all'itinerario gran parte della giornata. Stilske è un sito vasto e disperso, quindi la fretta peggiora sensibilmente l'esperienza del viaggio.
Informazioni utili
Stilske: la città scomparsa, ma non dalla storia
È improbabile che il sito fortificato di Stilske colpisca il turista nell'istante stesso in cui scende dall'auto. Qui non ci sono enormi porte in pietra, torri o mura conservate davanti alle quali sia subito evidente: ecco il monumento principale. L'antica città è quasi completamente tornata alla terra e, in mille anni, la natura ha accuratamente mimetizzato ciò che ne è rimasto. Ma basta proseguire un po', vedere un terrapieno e scoprire che un tempo vi sorgeva una palizzata difensiva in legno. Salire sull'altopiano e rendersi conto che davanti a voi si trova il territorio dell'antica cittadella. Percorrere la Strada Bianca, ascoltare la storia delle Porte d'Oro, affacciarsi alle grotte, vedere le rocce di Dubrova: gradualmente il paesaggio ordinario comincia a comporsi in un quadro completamente diverso.
È proprio per questo che vale la pena venire qui. Non per fotografare una bella struttura e dopo venti minuti mettere una spunta a «visto», ma per provare a immaginare una città che non esiste più. Una città con strade, fortificazioni, abitazioni, botteghe artigiane e persone che più di mille anni fa guardavano da queste stesse colline la stessa valle.
Intorno a Stilske restano ancora molte domande. Fu la capitale della Croazia Bianca? Quante persone vi abitavano davvero? Quale funzione avevano alcune grotte e strutture rocciose? Dove passa il confine tra il fatto archeologico, l'ipotesi scientifica e la leggenda tramandata per generazioni dagli abitanti del luogo? E forse è positivo che non esista una risposta a tutto. Perché è proprio questa incompletezza a rendere Stilske viva. Gli archeologi continuano le ricerche, le vecchie teorie vengono riviste, emergono nuovi luoghi e ciò che ieri veniva definito santuario domani potrebbe rivelarsi parte di una torre difensiva. Qui la storia non è congelata nella didascalia definitiva di un reperto museale: si sta ancora formando.
Per questo il sito fortificato di Stilske nella regione di Leopoli merita una visita anche senza i titoli altisonanti di «città più grande d'Europa» o di indiscussa «capitale dei Croati bianchi». Circa dieci chilometri di antiche fortificazioni, un'enorme area abitata, reperti archeologici, grotte e complessi rocciosi parlano già da soli. E la sensazione più interessante arriva verso la fine della passeggiata. All'inizio sembra di essere venuti a cercare le tracce di una città tra boschi e colline. Poi, all'improvviso, capite: per tutto questo tempo non stavate cercando Stilske — stavate semplicemente camminando per le sue antiche strade.




















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